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Intervento in Consiglio Comunale del 16 marzo 2011

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Intervento Lega Nord (Sergio Rovagnati) in Consiglio Comunale del 16 marzo 2011 per la celerazione dei 150 anni dell'unità d'Italia

Grazie sig. Presidente e buonasera anche a tutti gli eroi che sono rimasti, perché ormai è già quasi mezzanotte. Non dirò sono breve … generalmente accade una tragedia, però anche io mi impegnerò a stare nei tempi. Chiedo al Sig. Presidente di segnalarmi nel caso dovessi sforare.

Il 150° dell’unità, il 150° della dichiarazione forse meglio sarebbe del Regno d’Italia, è una ricorrenza che quanto meno dovrebbe spingere alla riflessione, una riflessione in ogni caso pacata, che dovrebbe cercare, dovremmo cercare tutti noi, sottoscritto compreso, anche di liberare da ogni retorica, per capire quale può essere il significato di una giornata di questo tipo, di una ricorrenza del genere.
La storia, come si dice, sempre la fanno i vincitori, il vecchio “Vae victis”, attenti ai vinti, risuona sempre e continua ancora a risuonare. Non per fare un’antiretorica o per proporre un’altra verità assoluta ed esclusiva della precedente, però piacerebbe nel poco tempo che ho cercare di dare uno sguardo, di cercare meglio di mettersi dalla parte dello sguardo di quelli che possono essere considerati gli sconfitti, i vinti di quello che viene chiamato Risorgimento. Non quelli che erano … Italia, ma quelli che proponevano soluzioni unitarie differenti, che non sono poi state accettate.
Mi ricollegherò agli interventi precedenti molto interessanti, anzi mi aiutano anche ad alleggerire il mio.
Si è detto appunto che l’opzione unitaria accentratrice fu quasi obbligatoria. Bisogna vedere, è vero che la storia non si fa con i se, però cito forse il più grande storico italiano oggi vivente, che è il medioevalista Franco Cardini, che dice che la storia si fa con i se ed anche con i ma. Perché si può fare così? Perché può aiutare anche in futuro a vivere meglio il futuro, e non sempre succede nella storia, purtroppo, a trarre insegnamento dagli errori del passato.
L’idea federalista già prima del 48 era molto forte, molto presente, non c’era solo il federalismo giustamente di Carlo Cattaneo, Giuseppe Ferrari, che per parole dello stesso Gramsci le considerava le forme di federalismo più avanzato rispetto alle altre, di Antonio Gramsci, famoso intellettuale. Però c’erano anche altre forme, mi viene in mente ad esempio Giuseppe Montanelli, bisnonno del più famoso Indro, che era un convinto, inizialmente era anche lui un giobertiano, un neo-guelfo possiamo dire, poi dopo quando vide che il progetto federalista naufragò si mise su posizione vicina all’autonomismo toscano. Lo stesso Vincenzo Gioberti che ho appena citato, può essere chiamato il padre della corrente neo-guelfa, che vedeva appunto nel Papato una figura di guida della futura Nazione Italiana. Anche Cesare Balbo. Cesare Balbo che è un piemontese cattolico, federalista anche lui, che vedeva nel Piemonte la guida migliore probabile di questo processo… Cito per ultimo un meridionale, Pietro Calà Ulloa, che era napoletano, uno degli ultimi ministri del governo borbonico, che era invece un convinto confederalista, lui aveva delle idee molto interessati su quale poteva essere l’unità italiana.
Addirittura anche tra i “reazionari” c’erano i federalisti, cito Francesco V, figlio del Francesco IV citato prima, Duca di Modena, … Corbetta, il quale era meno ligio del padre, però anche lui aveva una proposta, scrisse un corposo trattato su un’ipotetica unione federale italo-austriaca. …legato all’Austria, però aveva già una visione forse europeista, come comunque l’ebbe anche Cattaneo, perché Cattaneo ebbe una visione europea e non solo italiana nazionale.
Perché ho citato questi nomi? Perché già dal 3 Dicembre del 1847 si era creata una sorta di lega doganale, almeno i preliminari di una lega doganale tra lo Stato Pontificio, il Gran Ducato di Toscana, che anche come legislazione era uno dei regni … più avanzati, e il Piemonte. …tedesco, di cui poi ci torniamo. Unione doganale che … Germania. Adesso comunque ci arriveremo.
Purtroppo questo federalismo fallisce, già da quasi subito tutti, sia il Papa, sia il Gran Duca di Toscana, ed anche gli altri piccoli stati che avevano partecipato alla guerra del 48 si staccano. Anche perché, anche se poi solamente nel 1860, dal dopo il 1859 il Piemonte prenderà definitivamente la via possiamo dire centralista, già c’erano all’interno della situazione piemontese, del governo piemontese, i prodromi di quella posizione che si rivelerà centralizzata.
È stato interessante il … di Corbetta… (Fine cassetta n. 2 lato B) (Inizio cassetta n. 3 lato A) …di conquista militare piemontese, e fatta anche a colpi di stato, nei Ducati Emiliani furono praticamente i colpi di stato, sono stati pubblicati … si conoscono le memorie di Pier Carlo Boggio, di Filippo Curletti, citati per altro perché magari  … qualche curiosità anche dall’ultimo romanzo di Umberto Eco, che erano appunto … piemontesi che fomentavano rivolte e colpi di stato nei Ducati Toscani.
La stessa anche spedizione dei Mille, se vogliamo essere pignoli, da un punto di vista del … nazionale, non fu un atto lecito. Non ci fu nessuna dichiarazione di guerra, ed il Piemonte approfittò di questa impresa per invadere un regno che in realtà era amico e per nulla in guerra. Qualcosa di simile successe poi anche allo Stato della Chiesa.
Già da qui si arrivò ad una sorta di guerra di conquista, di processo di conquista, che gettò anche le basi per le future recriminazioni reciproche, il Nord contro il Sud, il Sud contro il Nord, la periferia contro il centro ed il centro contro la periferia.
Poteva avere un corso diverso la storia? Non lo so, cito uno che non è sicuramente dalla mia parte politica, Antonio Gramsci, nel … 1920 diceva queste parole: “L’unità nazionale poteva avere un corso diverso da quello che ha avuto, l’unificazione d’Italia, una monarchia accentratrice, non ebbe altra giustificazione che la forza delle armi e gli intrighi diplomatici dei Savoia; della serietà dei famosi plebisciti non è nemmeno il caso di parlarne, in verità sarebbe stato più conforme all’esigenza della situazione storica ed ai bisogni del popolo italiano il programma federalista del Balbo o quello neo-guelfo del Gioberti. Malgrado le diffidenze degli storici … democratici i cattolici italiani erano più patrioti dei patrioti”.
Questo è interessante, che un comunista come Gramsci rivaluta il ruolo dei cattolici, un ruolo che anche qui dalla centralizzazione piemontese era stato messo – come si può dire – in secondo piano, quasi emarginato. È vero che c’erano posizioni antiunitarie, però è anche vero che inizialmente il Papato, parlo dei cattolici, non solamente Gioberti anche Rosmini per fare un altro nome, sarebbero stati favorevoli anche ad un’unione federale. Purtroppo si è avuta la conquista militare anche con metodi non molto ortodossi, prima anche il Maestro Lucca giustamente citava il carcere, forse lager, di Fenestrelle in Piemonte, dove non solo vennero mandati i briganti o tali, ma anche … dell’esercito borbonico che erano prigionieri di guerra ufficiali, quindi contro ogni legge di guerra.
Oltretutto a Fenestrelle venne mandato, anche se l’hanno trattato meglio, Monsignor Fransoni, che era il Vescovo di Torino. Durante i primi anni dell’unificazione italiana a molti Vescovi venne impedito, perché considerati – a torto o a ragione poi bisognerà vedere – ostili al Governo Sabaudo, venne impedito di… alcuni verranno anche arrestati, a molti venne impedito di salire sulla propria sede, tra questi anche Paolo Angelo Ballerini, Vescovo di Milano, Arcivescovo di Milano che non riuscì mai ad essere insediato.
Questi sono solo alcuni punti che ho trattato. Potrei citare anche le rivolte schiacciate nel sangue dall’esercito sabaudo. È già stata citata quella di Bronte. Ce ne furono forse anche di peggiori, Casal d’università, Ponte Gandolfo, anche al Nord, a Genova nell’Aprile del 1849 la Repubblica di Genova, altra Repubblica storica, per secoli indipendente, la … venne chiamata, ebbe un … di indipendenza, ma venne schiacciata nel sangue dal Generale La Marmora. Venne cannoneggiata per ore. Genova specialmente Portoria, il quartiere che fu del famoso Balilla, dove morirono molti degenti dell’ospedale locale.
Quindi abbiamo anche una sorta di unità sì cercata, ma imposta comunque in molti casi anche con la forza e con la violenza.
Cosa ha dato poi l’unità? Ha portato delle cose positive, lo vediamo, ma bisogna fare anche un calcolo sereno, senza volere accusare nessuno o senza fare una contro-retorica che rischierebbe di diventare peggio della retorica stessa. Però, come è stato detto prima anche da chi più autorevolmente mi ha preceduto, purtroppo speso di questo processo ne ha fatte le spese la popolazione, la popolazione minuta, che o è stata mandata al massacro nelle guerre successive, guerre coloniali, guerre anche mondiali, dove l’Italia non sempre o quasi mai era la parte aggredita, se proprio volessimo essere sinceri. Senza considerare la piaga pesante per l’Italia dell’emigrazione. Sarà un caso che nel Sud il boom c’è stato nel 1861 ed in Veneto dopo il 66, questo poi sarà da vedere. Lasciamo tutto questo agli storici.
Purtroppo la via scelta non fu quella non diciamo federale perché … ma quella che almeno cercava quanto meno di rispettare le autonomie locali; ma una linea accentratrice, talvolta spesso anche con la violenza. Si è parlato prima del Radetzky, che per evitare di cannoneggiare Milano preferì abbandonarla. …nel Maggio del 1898 invece non si fece nessuno scrupolo, bombardò Milano facendo più di 100 morti, 88 secondo le stime più benevole.
Quindi c’è stato il rischio, è stata vissuta purtroppo anche questa unità come una sorta di conquista militare, come una sorta di conquista militare di una sola parte.
Poi c’è anche l’aspetto, appunto l’Italia esisteva, cosa era l’Italia? C’era un’Italia colta che già da tempo possiamo dire esisteva, un’Italia comunque considerata a livello europeo e mondiale già prima dell’unità, basti pensare agli artisti, ai musicisti, ai pensatori che già prima dell’unità avevano dato lustro alla cultura italiana. Oppure anche gli uomini politici o militari, come un Ottavio Piccolomini, un Raimondo Montecuccoli, che erano considerati dalle persone più importanti d’Europa.
L’Italia anche quando era divisa seppe dare segni di unità, secondo pensatori come i russi Dostoevskij Fyodor, Vladimir Solov’ev, paradossalmente secondo loro l’Italia era più universale e più mondiale prima dell’unità che dopo, chiudendosi in un regno di secondo piano, di secondo livello … veniva chiamata. Lo stesso Gramsci fa delle accuse simili.
Si poteva fare diversamente? Questo si può pensare. Ovviamente questi sono discorsi da lasciare al passato.
Questa può essere sembrata una pax destruens del discorso, ma c’è anche una pax costruens, tra poco ci arrivo. Per il diritto canonico il matrimonio per essere valido non deve essere condizionato da menzogne od inganni. Un matrimonio anche se consumato viene considerato non valido, mai stato valido, o sempre nullo, se alla base ci sono menzogne od inganni. Come è il matrimonio delle popolazioni italiane con l’Italia? Ci sono effettivamente degli inganni alla base, delle menzogne. Il matrimonio però, anche quello con problemi, può essere considerato valido anche con inganni e menzogne se tra i coniugi vengono riconosciuti, e nonostante questi inganni e queste menzogne si riesce ad andare avanti.
Forse può essere questo il senso più profondo di una giornata come questa, riconoscere gli errori che comunque in passato si sono fatti, gli sgarri reciproci tra le differenti parti d’Italia, differenti partiti, e senza abbandonarci in una retorica sterile, che può essere solo controproducente, fecondare su questi errori le radici per il futuro sì di un’Italia che possa essere rispettosa di tutte le storie, di tutte le culture e di tutte le diversità locali. Grazie.