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La mappa del rischio evasione

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La mappa del rischio evasione

Reddito e consumi in Italia non vanno d'accordo. Le dinamiche della spesa non seguono quelle delle entrate "ufficiali" delle famiglie, e ci sono aree del paese in cui il divario diventa enorme. Il dato emerge grazie all'indice elaborato per il Sole 24 Ore dal centro studi Sintesi, che ha confrontato il reddito disponibile con sette voci indicative dei consumo (si va da quelli alimentari all'energia, dalle auto, soprattutto se di grossa cilindrata, alla quota di abitazioni di lusso).
La forbice fra consumi e redditi si apre soprattutto al Sud, mentre al Nord le dinamiche di entrate e uscite delle famiglie mostrano un grado più alto di coerenza, con Emilia Romagna e Trentino Alto Adige a mostrare la maggiore «fedeltà» fiscale. A chiudere la graduatoria ci sono invece Sardegna e Sicilia.
I calcoli disegnano una mappa del rischio evasione fiscale, da cui non si deve però concludere che il Nord sia "immune" dal fenomeno.
La maggior concentrazione di «nero» ed economia ombra nel Mezzogiorno è però un dato chiave nell'ottica della strategia di rilancio della lotta al sommerso. Non solo con il nuovo redditometro, ma anche con i provvedimenti attuativi del federalismo fiscale che affinano le armi contro l'evasione Iva e quella immobiliare.

In Sardegna e Sicilia la distanza massima tra redditi e consumi (cliccare sui lik per vedere le immagini)

A Ragusa circola quasi il 30% di auto in più rispetto a Genova o a Bolzano. A Sassari e Cagliari si consuma in proporzione più energia elettrica rispetto a Milano e a Roma, mentre a Campobasso e Avellino l'aumento dei depositi bancari fa impallidire le performance che si registrano a Torino, Pavia e in larga parte del Nord-Est.
Stranezze dell'Italia dei consumi, che disegnano una mappa ricca di sorprese rispetto alle geografie consuete della ricchezza del paese. Chi è a caccia di stereotipi deve invece guardare la classifica dei redditi: lì troverà confermate quasi tutte le certezze che ha coltivato finora. Morale della storia: il rilancio di redditometro e accertamenti sintetici, con cui l'amministrazione finanziaria contesterà i consumi che non trovano giustificazioni nella dichiarazione dei redditi, promette di far faville soprattutto a Sud.
Esperienza empirica e dati analitici confermano che la ricchezza si concentra nelle regioni del Nord, ma il problema è nel rapporto fra i livelli di reddito ufficiali e le dinamiche effettive dei consumi. Una spia del rischio evasione fiscale con due precisazioni doverose. Dichiarare meno redditi al Fisco non è un fenomeno che riguarda solo un'area del paese. In altri termini, l'evasione non è e non può essere un fenomeno concentrato solo al Sud. Allo stesso tempo, però, dove la differenza tra reddito e tenore di vita è più ampia, il rischio aumenta e comunque la situazione deve far riflettere. A maggior ragione ora. Perché, dopo la manovra estiva, la strategia antievasione del fisco punterà ancora di più sul redditometro e sugli incroci telematici fra i dati relativi a redditi, abitazioni, prestazioni sociali, beni di consumo (per esempio le auto), e proprio su questi aspetti il Mezzogiorno squaderna le incongruenze maggiori e più diffuse.
Per misurarle il centro studi Sintesi ha messo a confronto il reddito disponibile nel 2008 con sette indicatori di consumo. La scelta non è stata casuale. Perché si tratta di voci che anche il nuovo redditometro terrà in considerazione. Ne è venuto fuori un indice che, sostanzialmente, misura la distanza tra quanto si ha e quanto si spende. Più il valore è negativo, più il livello dei consumi galleggia sopra le disponibilità effettive "ufficiali". Mentre l'esatto opposto si verifica nel caso in cui il numero sale da zero in su.
Emerge così una spaccatura diametrale tra le due aree del paese. Una distanza visibile con maggiore evidenza nel dettaglio regionale, dove Sardegna, Sicilia e Campania registrano una distanza massima. Mentre agli antipodi viaggiano su un livello di consumi inferiore al reddito la quasi totalità delle regioni settentrionali con Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Piemonte a vestire gli abiti di capofila.
Il problema ha una sua cronicità. A testimoniarlo è il confronto storico tra le tendenze registrate su scala provinciale. La dinamica 2006-2008 (in basso la tabella riepilogativa) mostra come tutte le aree meridionali restino incagliate nella parte bassa della graduatoria. Anche a posizioni invertite (eccetto le ultime due che rimangono come due anni prima Ragusa e Catania) il risultato non cambia. L'unica enclave settentrionale con uno scostamento negativo è Aosta. Ma il dato ha una sua spiegazione in contributi e incentivi per l'acquisto di beni di valore importante (in particolar modo immobili) che sono erogati, naturalmente a derminate condizioni, dagli enti locali, e permettono quindi di non intaccare il reddito.
Più in generale, il nodo dei redditi sommersi, figlio per una fetta importante del lavoro irregolare, è del resto solo una delle manifestazioni di una infedeltà fiscale che nelle regioni del Mezzogiorno si estende anche ad altri aspetti. Accanto al redditometro, nei piani del governo la lotta a queste forme di evasione dovrebbe arrivare dall'attuazione del federalismo fiscale. Il capitolo «municipale», che ha ottenuto il primo via libera in consiglio dei ministri prima della pausa estiva, punta dritto sull'evasione immobiliare, prevedendo super-sanzioni ai proprietari che affittano in nero e super-premi agli inquilini che denunciano, se funziona aiuterà soprattutto i sindaci del Sud, dove le locazioni fantasma abbracciano un immobile affittato ogni tre, mentre al Nord la loro incidenza oscilla fra il 4 e il 10 per cento.
Il decreto sulla fiscalità regionale, previsto per questo mese, dovrebbe invece proporre le contromisure all'evasione Iva, mettendo in relazione l'imposta devoluta a ogni regione con il gettito effettivo prodotto sul suo territorio. Anche su questo aspetto, due dati sono sufficienti per indicare le dimensioni del problema: in Lombardia il gettito Iva, innalzato dai consumi di chi abita fuori regione, vale il 30% della spesa delle famiglie, in Calabria è all'1,8 per cento.

(da un articolo di Giovanni Parente e Gianni Trovati da IlSole24Ore.com, per visualizzarlo clicca qui)