News

Il sole delle Alpi

AddThis Social Bookmark Button

Veder montare la polemica sul Sole delle Alpi nella scuola di Adro è a dir poco ridicolo, almeno per chi ama il proprio territorio; impegnamoci per un momento nel comprendere le ragioni profonde che impongono alla stessa comunità adrense e a tutte le istituzioni il rispetto per questo antico simbolo. Partiamo dall’inizio.
Dotarsi di una nuova scuola era una necessità primaria per Adro, perchè quella vecchia era pericolante. E il sindaco si è pienamente assunto la responsabilità di rispondere ai bisogni dei cittadini. Come spesso accade, però, le buone intenzioni degli amministratori locali si scontrano con le lacune e le deficienze oggettive - economiche ed organizzative - della macchina statale italiana, la quale produce a piene mani e impone diritti per tutti, senza poi riuscire di fatto a garantirli a coloro che se li meriterebbero davvero, ossia a chi paga un'infinità di tasse. È così che Oscar Lancini e la sua gente sono stati abbandonati dalle istituzioni: lo Stato, che un tempo si era arrogato il privilegio di difendere il diritto all’istruzione, è oggi venuto meno al suo ruolo, fallendo esattamente negli obiettivi che si era prescritto. Non c'erano soldi, infatti, per la scuola di Adro.
Il sindaco è tuttavia un uomo determinato, consapevole del suo ruolo nei confronti della cittadinanza. Già da anni si adoperava con caparbietà - tra le inutili polemiche dei media e di certi partiti politici, lontani dalla sua cittadina - per promuovere la partecipazione collettiva alla vita civica. Ricordiamo a tal proposito gli sforzi per garantire il rispetto di alcune regole (quelle della mensa scolastica) e delle leggi (l’allontanamento dei clandestini) da parte di tutti, garantendo la sicurezza e stimolando soprattutto – attraverso il valore del rispetto - la fiducia reciproca tra gli abitanti, nella condivisione di un grande progetto di crescita comunitaria. È nella salvaguardia degli interessi comuni della legalità e della pacifica convivenza che la comunità territoriale di Adro si afferma allora come attore politico privilegiato che, attraverso il suo primo cittadino, non solo sceglie e persegue i propri progetti, ma anche e soprattutto li difende coraggiosamente, unita e compatta.
È questa stessa comunità territoriale, pienamente conscia di sé e delle proprie prerogative che, dopo essere stata abbandonata dal potere costituito, ha dato vita ad un progetto ambizioso: la costruzione della nuova scuola, nell’interesse delle giovani generazioni. Nessuno ha aiutato gli adrensi, sono stati essi stessi i virtuosi artefici del loro futuro. Da qui, da queste profonde ragioni, scaturisce la necessità di apporre un simbolo del territorio nell’arredo della scuola. È un diritto conquistato, quello di autorappresentarsi nel luogo della formazione dei giovani, dove questi possano apprendere non soltanto la matematica e l’italiano, ma anche il significato dell’appartenenza ad una società operosa e solidale, che ha garantito loro l’istruzione.
Con l’emergere, dall'oscurità del centralismo statalista, di una comunità vitale ed attiva come quella di Adro si pone quindi una questione pratica di estrema rilevanza: quello che molti - troppi - chiamano impropriamente “stemma della Lega” è in realtà un simbolo popolare (il Sole delle Alpi) che appare disseminato fin dalla notte dei tempi su tutto l’arco alpino e nella valle del Po; è il simbolo di un territorio, non certo di un movimento politico! In alcuni luoghi, come in Adro, questo segno è presente in edifici particolarmente cari alla vita della comunità (come ad esempio il municipio, la chiesa, un’antica scuola) tanto da poter essere anche assunto come uno dei simboli del territorio comunale di Adro. Ed è ciò che è stato fatto dal sindaco. Nessuno può impedire ai cittadini di darsi dei simboli, attraverso gli amministratori democraticamente eletti, e di utilizzarli nei luoghi che ritengono opportuni, tanto meno nei più importanti luoghi della socialità, come una scuola, dove più saldo deve crescere il sentimento di appartenenza alla comunità. Non si può permettere che i simboli dei territori siano vietati semplicemente in ragione del fatto che vi sono dei partiti che li adottano, quei simboli appartengono alle comunità e ai popoli, non ai partiti!
Ecco quindi il piccolo miracolo di Adro, ecco sorgere - là dove lo Stato ha fallito - la forza del territorio, la volontà della comunità. Là, dove un edificio scolastico diviene il simulacro di un mondo nuovo - fatto di persone, cooperazione, condivisione - non può essere sottratto al territorio il diritto naturale di rappresentarsi, attraverso i suoi simboli, nemmeno se questi sono entrati nel lessico popolare di taluni movimenti politici. Il diritto dei territori a darsi dei simboli non può e non deve essere calpestato dalla politica, tanto meno dalle polemiche mediatiche.



("Lettera" apparsa su LaPadania di giovedì 30 settembre 2010 a pag. 6)