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I tempi del federalismo fiscale

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I tempi del federalismo fiscale

Finiscono i trasferimenti statali e regionali dal 2012 alle Province e dal 2013 ai Comuni che finalmente avranno la propria quota di compartecipazione fiscale tramite l’IRPEF e le tasse sulla benzina. Dal 2014 al 2018, con un’incidenza della spesa storica che va azzerandosi, entra in vigore il regime dei costi standard per la sanità, l’assistenza, l’istruzione e il trasporto locale. Dal 2012 e fino al 2018 aumenta gradualmente la compartecipazione regionale al gettito IRPEF, dal 2013 anche al gettito IVA. Dal 2014 la possibilità per le Regioni di abrogare l’IRAP (leggi qui il testo integrale del decreto):

Ecco come le Regioni applicheranno il federalismo fiscale. Il dizionario per capire la riforma

L’Iva resterà il vero forziere delle regioni. Che, da qui al 2018 quando il federalismo potrà dirsi compiuto, avranno mani più libere sia sull’addizionale Irpef, che potrà variare in su o in giù fino al 2,1%, sia sull’Irap, che potrà essere abolita solo tagliando la spesa. Il tutto a pressione fiscale invariata. A prevederlo è il maxidecreto attuativo sull’autonomia tributaria regionale e provinciale e sui costi e fabbisogni standard in campo sanitario, approvato in via preliminare dal consiglio dei ministri di ieri.
Andando incontro alle richieste dei governatori, l’esecutivo ha preferito lasciare all’Iva il compito di finanziare la spesa sanitaria. Con una compartecipazione che fino al 2013 continuerà a essere del 44,7% e l’anno dopo verrà determinata con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri in base al primo impatto dei fabbisogni standard. Tuttavia l’aliquota non sembra destinata a variare di molto se è vero che il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, ha parlato di un «40-45%». Fermo restando che dal 2013 il gettito sarà distribuito sulla base dei consumi registrati sul territorio.
Un ruolo più rilevante rispetto a oggi, ma comunque inferiore a quello assegnato all’Iva, spetterà all’addizionale Irpef. Che avrà una parte fissa e una manovrabile dai governatori. La prima ammonterà allo 0,9% fino al 2011 mentre dal 2012 crescerà in misura tale da compensare il taglio ai trasferimenti statali alle regioni e la cancellazione dell’addizionale sulla benzina; la seconda potrà cambiare dello 0,5% entro il 2013. Per poi arrivare (tranne che per le due classi di reddito più basse) all’1,1% nel 2014 e al 2,1% dal 2015 in poi. Ma c’è un’altra avvertenza. La leva sull’addizionale Irpef resterà ferma allo 0,5% per i governatori abbiano nel frattempo ridotto l’Irap. Allo stesso modo chi ha già aumentato l’addizionale oltre quella soglia non potrà ridurre l’imposta sulle attività produttive (che in teoria dal 2014 potrebbe addirittura essere azzerata). In pratica, l’ipotesi Irap zero potrà realizzarsi solo nei territori che taglieranno le spese.
A conti fatti, l’idea sbandierata nelle scorse settimane di un mix che contenesse più Irpef e meno Iva sembra essere stata accantonata dal governo. Ma il presidente della commissione tecnica per l’attuazione (Copaff), Luca Antonini ritiene che il meccanismo contenuto nel dlgs permetterà comunque di «razionalizzare l’esistente, garantire la tracciabilità sia di spesa che di entrata e stimolare una competizione virtuosa tra le regioni».
Laddove appare rispettata la previsione di cancellare tutti i trasferimenti, trasformandoli in entrate tributarie. A parte quelli statali alle regioni di cui si è già detto, dal 2012 scompariranno gli “assegni” che le regioni e lo stato versano alle province. In cambio gli enti di area vasta riceveranno, rispettivamente, una quota del bollo auto, e una dell’accisa sulla benzina. Dal 2013 cesseranno anche i trasferimenti regionali ai comuni. E qui il corrispettivo consisterà in una fetta dell’addizionale Irpef appannaggio delle regioni.
Passando alla perequazione, il testo si limita a ricalcare quanto fissato dalla legge delega: un fondo per le funzioni fondamentali (sanità, istruzione, assistenza e trasporto locale) da finanziare al 100% sulla base dei costi standard e uno sulle altre funzioni dove le differenze tra ricchi e poveri saranno solo attenuate. Fondo perequativo che partirà nel 2014, quando si terrà conto ancora di un pizzico di spesa storica, e si reggerà interamente sui costi standard nel 2018. Sono nel 2019 quindi la riforma sarà a regime.
Come ricordato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti il livello della pressione fiscale complessiva resterà invariato. Toccherà alla conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica e alla Copaff il compito di monitorarla e proporre all’esecutivo le eventuali contromisure.
Proclami leghisti a parte la partita dell’attuazione non è ancora finita. Nemmeno in via preliminare. All’appello mancano almeno le misure premiali e sanzionatorie per gli amministratori locali, l’armonizzazione delle regole di bilancio, la perequazione infrastrutturale e la fissazione di compiti e risorse per Roma capitale. Tutte partite che Calderoli punta a chiudere entro dicembre.

(da un articolo di Eugenio Bruno da IlSole24Ore.com, per visualizzarlo clicca qui)