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Ecco la verità sull'IMU, è il nord a pagare il conto

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Ecco la verità sull'IMU, è il nord a pagare il contoQuando, a dirlo, era la Lega Nord, più di qualcuno sostenne che si trattava della solita invettiva faziosa. Ora però che cisono anche i numeri a confermare quanto i nostri rappresentanti andavano sostenendo, la questione sembra essere cambiata.
Ad una dettagliata analisi dei valori fomiti dal Ministero dell'Economia sul gettito della prima rata di giugno dell'IMU, infatti, si nota immediatamente come a fronte di aree che hanno fatto la loro parte, ve ne sono altre che, invece, paiono non aver contribuito come si pensava. Ma quello che alcuni definiscono "scoperta", per altri è solamente l'ultlma conferma.
Partiamo però dal gettito complessivo dell'imposta e dal fatto che questo è stato (quasi) centrato: con un incasso di oltre 9,6 miliardi, infatti, la prima rata dell'imposta IMU sembra essere andata ad obbiettivo. Per la verità, il grosso del problema, almeno per gli enti locali ed i cittadini, è previsto a dicembre, quando sul calendario è segnato l'appuntamento con la seconda rata e che comprenderà gli eventuali adattamenti del tributo.
Tuttavia, già questa prima analisi con questi dati, seppur parziali, di giugno, evidenzia delle differenze territoriali notevoli, sia da Regione a Regione, sia da Comune a Comune. Analizzando, infatti, i numeri del Ministero, appare subito chiaro come i Comuni che maggiormente hanno contribuito al raggiungimento dell'obbiettivo sono quelli di dimensioni maggiori, ovvero Roma (776 mil1oni di euro), Milano (409), Torino (202) e Genova (129). Nei primi venti posti, ben quindici sono città del Nord che hanno Incassato, tra quota comunale e quota erariale oltre 1,369 Miliardi di euro, pari al 14,3% dei 9,6 miliardi realizzati a giugno.
Lo studio però rileva una differenza ancora più marcata quando si procede ad analizzare la quota pro capite, ovvero il rapporto fra gettito dell'imposta nel singolo comune e il numero di abitanti dello stesso (tabella 1).
In questo caso, gli enti dove tale rapporto è maggiore sono tutti comuni di piccole d1mensioni, localizzati per lo più nell'area del Nord-Ovest del Paese. Sul dato influisce chiaramente il fatto che si tratta di comuni ad alta vocazione turistica, laddove l'incidenza delle abitazioni diverse dalla prima abitazione determina un gettito maggiore rispetto ai comuni dove la presenza delle così dette seconde case è inferiore. Sul fondo della classlfica, invece, troviamo comuni localizzati per lo più nel Sud-Italia.
Ecco la verità sull'IMU, è il nord a pagare il conto
La quota IMU pro-capite più bassa, infatti, è stata pagata dagli abitanti di Nardodipace, in Provincia di Catanzaro, che con i 10 euro di media sono il fanalino di coda di questa graduatoria, e il cui valore medio è di poco inferiore all'imposta pagata dai cittadini di Plati, Africo e San Luca, tutti comuni in Provincia di Reggio Calabria e che hanno pagato una IMU media compresa tra gli 11 e i 14 euro.
La tabella n.2, in tal senso, evidenzia come tra i comuni con la quota pro-capite più bassa, la maggior parte sia localizzata nel mezzogiorno. Per la verità, vi sono anche alcuni enti del centronord, per lo più emiliani; ma su questi si devono considerare le disposizioni che per i comuni terremotati hanno previsto lo slittamento del pagamento della prima rata.
Ecco la verità sull'IMU, è il nord a pagare il conto
Il quadro così definito non lascia, insomma, molti dubbi su chi abbia concorso al pagamento dell'imposta. Le diversità territoriali non possono, nondimeno, essere completamente spiegate con la diversità della base imponibile, mediamente maggiore nei comuni turistici o in quelli di dimensioni maggiori anche confrontando, infatti, il gettito ottenuto a giugno con quello stimato sulla base dei dati delle basi imponìbìli dell'Agenzia del Territorio, si ev1denziano differenziali estremamente negativi nelle città del sud. Differenze notevoli che difficilmente possono essere giustificate solo con una differenziazione della rendite catastali.
Peraltro, nel complesso del gettito ottenuto potrebbero mancare ancora delle risorse: i dati sono, infatti, del 4 luglio, e da quella data ad oggi, al netto del mancato incasso per i comuni dell'Emilia, dovrebbero essere state raccolte nuove risorse da versamenti in ritardo e ravvedimenti operosi. Senza dimenticare la questione degli edifici rurali, per i quali si attende l'iscrizione a novembre e il conseguente pagamento con la ratadi Dicembre. Dettagli, ad ogni modo, incapaci di rivedere il quadro complessivo scaturito da questa prima analisi e che, anche a fronte degli ultlmi provvedimenti del Governo in materia di spending review, non lasciano presagire nulla di buono.
All'interno di quest'ultimo provvedimento, infatti, sono previsti tagli per 500 milloni di euro per il 2012 sulle risorse per i Comuni. Un taglio pesantissimo, e che graverà in maniera orizzontale su tutti i Comuni, virtuosi e non, costringendo gli enti stessi, qualora il provvedimento dovesse essere approvato come si presenta quest'oggi, a rivedere la planificazione finanziarla dei prossimi mesi.

da un articolo di Andrea Recaldin su laPadania del 25 luglio 2012