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Risposta dei militanti bresciani alla lettera di dimissioni di Renzo Bossi

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Caro Renzo, le tue 12 mila preferenze sono il frutto del lavoro di quei militanti che, in campagna elettorale, si sono impegnati per riuscire a farti eleggere, mettendoci la faccia, ingoiando molti rospi e difendendoti di fronte ai tuoi detrattori. Militanti che l'hanno fatto perché credevano che tu, come tuo padre, incarnassi i veri valori della Lega Nord, perché credevano che tu fossi una persona leale e corretta. Purtroppo quanto sta emergendo in questi giorni dimostra che avevamo riposto la nostra fiducia nella persona sbagliata. Io ho ti ho votato e, da militante leghista, in campagna elettorale ho fatto il mio dovere perché credo sia giusto dare a tutti la possibilità di dimostrare quanto si vale. Così è stato e tu hai dimostrato di non essere all'altezza non solo di tuo padre (cosa oggettivamente difficile) ma del più umile dei nostri militanti ai quali credo tu debba infinite scusa. Per questo credo che le dimissioni da consigliere regionale fossero quantomeno dovute così come credo che anche le dimissioni dalla Lega sarebbero un atto dovuto da parte tua.
Severino Damiolini
Consigliere comunale Lega Nord - Sellero
Segretario Sezione Lega Nord Capo di Ponte
Membro del direttivo Provinciale della Lega Nord Valle Camonica

Renzo Bossi: «Cari bresciani, ecco perchè mi sono dimesso»
L'umiltà imparata «crescendo a pane e Lega», la serenità di chi «è consapevole di non avere colpe» e la moralità insegnatagli «dal padre». Renzo Bossi è un fiume in piena. Non ci sta a passare per il «bambino viziato» (così l'ha definito l'onorevole camuno Davide Caparini su Facebook) che ha minato la stabilità della «sorella maggiore», quella Lega Nord che papà Umberto ha fondato e fatto crescere fino a portarla al Governo. Così Renzo in un sol colpo si è scrollato di dosso il peso dell'infamia piovutagli addosso nelle intercettazioni tra l'ex tesoriere Francesco Belsito e la segretaria Nadia Dagrada. Ieri mattina ha chiuso il cerchio, che di magico non aveva proprio nulla, e ha deciso: dimissioni subito per il bene della Lega e soprattutto per l'onorabilità del capo e papà.
UN GESTO CORAGGIOSO prima che «opportuno» per guardare avanti con la giusta serenità e per schivare nuovi colpi, anche del fuoco amico. Un attimo per firmare le dimissioni (che saranno formalizzate questa mattina a Stefano Galli, il capogruppo al Pirellone), poi la carta e la penna per scrivere a quei 13 mila leghisti, militanti o simpatizzanti, che due anni fa gli avevano dato fiducia. Una lettera poco formale, ma non banale. Poche righe per salutare i leghisti, per incitarli a rimanere uniti a inseguire quel sogno chiamato Padania che ha il suo stesso padre: Umberto Bossi. «Non faccio mistero di come il cognome che porto mi abbia aiutato - ha confessato Renzo nella lettera affidata in esclusiva a Bresciaoggi -. Ma mi ha anche gettato in prima linea e costretto a dimostrare ogni giorno che le 13 mila preferenze prese sul territorio erano frutto della mia passione politica e non del nepotismo di cui mio padre, la cui unica colpa è quella di aver dato un'anima alla Padania, è stato più volte accusato». Un nome ingombrante per il più giovane consigliere regionale d'Italia che lo stesso «capo» aveva voluto gettare nella mischia «per farsi le ossa». E Renzo Bossi sembra aver capito la lezione: in politica conta essere sempre se stessi, nel bene e nel male.
POI IL PENSIERO al padre e alla sua determinazione: «Da lui ho sempre preso esempio, nella vita e in politica, cercando di mutuare nel quotidiano i valori con cui ci ha sempre cresciuti: il rispetto, la morale e la coerenza. Lui si è dimesso da Segretario per lasciare la giusta libertà di difesa. Io mi dimetto da consigliere regionale per evitare di prestare il fianco a nuovi ed infondati attacchi». Un passo indietro che,però, non è assolutamente figlio di «responsabilità o atteggiamenti equivoci». Le dimissioni arrivano solo «per senso morale» come risposta da dare «a chi nei giorni scorsi si è preso la briga di aprire, all'interno del mio movimento, una vera e propria caccia alle streghe». Il riferimento è a Maroni e ai barbari sognanti pronti a «scoparlo» lontano dalla Lega. E l'affondo finale è tutto in poche parole: «Le poltrone lasciamole a chi urla al lupo al lupo, ma forse è talmente miope da non vedere oltre i propri interessi. Chiedo solo ai 13 mila padani di continuare a credere in me, promettendo, in cambio, di dimostrare la mia totale buona fede».
Parola di Renzo Bossi, da trota a squalo.

da un articolo di Giuseppe Spatola su www.bresciaoggi.it