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Ci sottraggono le tesorerie comunali e di federalismo non si parla più

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Ci sottraggono le tesorerie comunali e di federalismo non si parla più

Tra le tante ingiustizie che i Comuni hanno subito in questi anni, quella di vedersi sottratte le tesorerie comunali, che il governo vuole accentrare a Roma, è senza dubbio una delle peggiori. È l’ennesimo colpo portato alla nostra autonomia, e un esproprio di Stato nelle casse dei Comuni.
I Comuni chiederanno alla Regione di ricorrere alla Corte Costituzionale sull’art.35 del dl liberalizzazioni, che trasferisce allo Stato la liquidità delle tesorerie degli enti locali. Ci muoveremo attraverso i Cal, come fatto per l’articolo 16 della manovra estiva sui piccoli Comuni. Inoltre Anci, nel sostenere tutte le iniziative di contrasto alla norma che prevede il ritorno alla tesoreria unica tradizionale, ha messo a disposizione dei Comuni uno schema di delibera di Giunta per intraprendere una azione legale, nei confronti del Governo, contro la norma e lo schema della nota da trasmettere al tesoriere per chiedere la sospensione degli adempimenti in ragione dell’azione legale intrapresa dal Comune.
Quella sulle tesorerie comunali è una norma inaccettabile, che non solo lede la nostra autonomia finanziaria, ma ci infligge un danno patrimoniale notevole, che a livello nazionale viene quantificato in 300 milioni. Che si aggiungono alla manovra già fatta che ce ne costa 1450. Come Anci Lombardia patrocineremo un ricorso-pilota da parte di alcuni Comuni della Regione, per non lasciare nulla di intentato contro questo sopruso. L’idea è quella di ottenere almeno che i fondi delle tesorerie rimangano congelati dove sono, in attesa della sentenza della Corte Costituzionale.
Ci chiediamo fino a quando si andrà avanti sulla strada dell’esautoramento delle autonomie locali in nome di una presunta efficienza centralistica della macchina amministrativa. I Comuni hanno contribuito più di tutti al risanamento della finanza pubblica, eppure pagano ancora più di tutti, e soprattutto vedono quotidianamente messa in discussione la nostra pari dignità costituzionale.
Al governo avevamo avanzato una proposta concreta sull’Imu, sulla quale però non abbiamo ancora ottenuto risposta. Avevamo chiesto che ci venisse lasciato per intero il gettito dell’imposta municipale a partire dal 2013, e in cambio avremmo rinunciato per intero ai trasferimenti. Avevamo chiesto un allentamento del patto di stabilità che ci impedisce di investire i fondi che abbiamo e ci impedisce di pagare le imprese del territorio. Sarebbero questi due passaggi obbligati verso il federalismo che tutti aspettiamo, ma che sembra allontanarsi ogni volta che si avvicina il traguardo, come un miraggio istituzionale.
Di federalismo infatti non si parla più. La riforma che attendevamo per cominciare a coniugare autonomia e responsabilità è scomparsa dalle agende, in nome dell’emergenza nazionale. E il tavolo paritetico, al quale dovevamo sederci ogni settimana per discutere delle riforme istituzionali, non è stato più convocato.
A livello regionale, abbiamo manifestato la nostra contrarietà nei confronti della legge di riforma dei servizi sociali, che cancella la compartecipazione familiare alle spese di assistenza in caso di grave disabilità. I Comuni hanno fatto fronte per anni alle richieste di assistenza dei cittadini, mettendo al primo posto quelli che non hanno alle spalle una famiglia in grado di aiutarli. In presenza di una drastica riduzione delle risorse, soprattutto statali ma anche regionali, e con la prospettiva che la platea dei richiedenti aiuto si allarghi, non sarà più possibile garantire i servizi. Riteniamo ingiusto il principio per cui anche chi è ricco può chiedere di sostenere per intero la retta del figlio disabile o della nonna, obbligando il Comune a risparmiare su servizi dedicati ai meno abbienti. E riteniamo inaccettabile che la Regione abbia legiferato senza contemplare gli effetti che le sue decisioni avrebbero avuto sui Comuni. Ora si avvia una fase di sperimentazione, che coinvolgerà alcuni Comuni nell’applicazione della norma. Anci Lombardia sarà presente al tavolo per valutarne gli esiti: chiediamo che la norma possa essere riscritta sulla base degli esiti della sperimentazione.
Per un tema critico nei nostri rapporti con la Regione, dobbiamo anche dare conto di un percorso che si è sviluppato in modo costruttivo: è quello che riguarda la legge regionale 133, il cosiddetto piano casa regionale, in cui grazie a un’intensa attività e alla discussione con gli organi regionali, stiamo difendendo il ruolo dei Comuni nel governo del territorio, evitando che si impongano aumenti di volumetria in deroga ai Pgt comunali, senza una libera scelta da parte delle amministrazioni.

da un Editoriale sul numero di marzo 2012 su "Strategie Amministrative" di Attilio Fontana Presidente Anci Lombardia