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Aboliamo il valore legale del titolo di studio per cambiare gli esami di stato e i concorsi pubblici

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Nel 1933, piena epoca fascista, viene emanato con regio decreto il testo unico sull’istruzione superiore che sancisce che solo le università riconosciute dallo Stato possono emettere titoli con valore pubblico e quindi spendibili nel mercato del lavoro e sancisce anche la loro totale equipollenza.
Nel 1973 viene ribadito dalla legge 766 che «le denominazioni di università, ateneo, politecnico e istituto di istruzione universitaria possono essere usate soltanto dalle università statali e da quelle non statali riconosciute per rilasciare titoli aventi valore legale a norma delle disposizioni di legge». La legge ci impone che tutte le lauree indipendentemente da dove siano state conseguente e dal loro contenuto formativo hanno lo stesso identico valore sul mercato del lavoro nazionale in virtù del riconoscimento dell’ateneo che le ha emesse.
É evidente che se per legge il titolo che rilascio è uguale a quello delle migliori università io non ho alcun interesse a migliorare la didattica o la ricerca, anzi tenderò a renderla il più facile ed economica possibile per attirare orde di studenti scarsamente motivati che vogliono solo il pezzo di carta per partecipare ai concorsi pubblici e questo mi serve per avere i finanziamenti pubblici che ad oggi ancora vengono erogati solo in base al numero dei miei iscritti.
Cosa succede se aboliamo il valore legale?
Le lauree non avranno più tutte lo stesso valore ma un ente terzo certificatore attraverso parametri standard e criteri di peer review entrerà nel merito di cosa contengono quei titoli, ovvero: quali insegnamenti sono stati impartiti, in che modo, con quale efficacia, da chi, se c’è stata della pratica o solo teoria e molti altri parametri.
Così facendo le università non faranno più cartello ma saranno in diretta competizione fra loro, perché frequentare un ateneo rispetto a un altro vorrà dire avere un titolo di studio che vale di più rispetto agli altri in termini di punteggio, sia nei concorsi pubblici che negli esami di abilitazione alla professione. Una piccola rivoluzione virtuosa che potrebbe finalmente portare in un tempo ragionevole la nostre istruzione superiore al livello degli altri grandi paesi occidentali.
Se anche tu come noi pensi che la laurea presa all’Università di Milano non valga come quella presa all’Università del Sannio, allora vai su: http://www.istruzione.it/web/ministero/consultazione-pubblica, e fai sentire anche la tua voce per dire NO al valore legale del titolo di studio! Partecipa alla consultazione pubblica del MIUR, c’è tempo fino al 24 aprile.