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Mentre il Veneto taglia le spese, pioggia di assunzioni al Sud

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Nelle stesse ore in cui a Venezia avviavamo un progetto di bilancio regionale fatto di forti sacrifici e tagli anche consistenti nelle società partecipate, alcuni giornali hanno portato alla luce dati di pubbliche amministrazioni di altre realtà, così diverse da noi e tali da sembrare appartenenti ad altri continenti, non toccati dalla crisi economica, né investiti dal vento di rigore etico che soffia dalla società.
Leggo che il Comune di Roma vanta circa 62 mila fra dipendenti propri e personale assunto nelle società controllate: 62 mila persone, una città del pubblico impiego locale. L’Amministrazione capitolina controlla direttamente 20 società e, attraverso queste, si ritrova in tasca i pacchetti azionari di altre 140 società: una holding incredibile, della quale sfuggono contorni e costi, per un totale di oltre 37 mila dipendenti, più o meno quanti ne conta l’Enel in tutta Italia.
I dipendenti del Comune di Roma in senso stretto sono 25.141: quelli della Regione del Veneto ammontano a 2.885.
Noi come Regione tagliamo le società pubbliche, in Calabria il 22 dicembre scorso il governatore si diceva pronto a investire 30 milioni per realizzare l’aeroporto di Sibari; anche in Lazio ritorna l’idea che fu di Marrazzo per realizzare l’aeroporto a Frosinone e nel frattempo si costituisce la società che dovrà realizzare l’opera. Forse né a Sibari, né a Frosinone atterreranno aerei, ma non mancheranno poltrone. Nell’ultima seduta prenatalizia, a Manovra Monti già varata, il Consiglio regionale della Sicilia ha approvato all’unanimità l’assunzione di circa 1.600 nuovi dipendenti: 411 catalogatori di monumenti e opere d’arte; 285 funzionari della Protezione civile; 100 tecnici dell’assessorato beni culturali; 233 dipendenti dell’ex agenzia per i rifiuti; 90 esperti di dissesto idrogeologico; 10 addetti all’emergenza idrica; 64 lavoratori in attività socialmente utili.
Interessante il raffronto con il Veneto: il settore cultura regionale siciliano con questa delibera aumentava di 511 unità, mentre il Veneto ha in organico 186 persone.
Non chiediamo mari o Monti: se vogliamo affrontare nodi strutturali nella spesa pubblica e far sì che le manovre di qualunque governo siano eque, dobbiamo aggredire queste centrali dove chiaramente emergono squilibri inaccettabili.
La Regione Sicilia per amministrare 5 milioni di abitanti spende per il personale dipendente 1.748 milioni di euro; in Veneto, con una popolazione pressoché analoga, il costo del personale scende a 149,6 milioni, cioè 11,6 volte di meno, praticamente 30 euro per ogni cittadino. La sola operazione prenatalizia a Palermo ha comportato una spesa di almeno 100 milioni, pari a circa il 75 per cento del costo attuale del personale della Regione del Veneto. A Palermo, dopo che il commissario dello Stato ha bloccato la delibera natalizia per l’assunzione dei 1.600 dipendenti per mancanza di copertura finanziaria, si sta già lavorando su un accordo per la stabilizzazione di 2.234 lavoratori socialmente utili: il prossimo anno nell’isola si rinnovano circa 150 Consigli comunali e 2.234 posti di lavoro aggiunti ai 1.600 per ora stoppati sono un bel tesoretto. Un altro mondo. In Veneto la crisi si sente, fa paura, spinge tutti a un cambiamento profondo, necessario e non del tutto negativo, anzi; altrove si continua a far finta di nulla, non si guarda in faccia la realtà.

da un articolo di Roberto Ciambetti su LaPadania