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Per il carroccio un 2011 di battaglie su scuola e università

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Provvedimenti a favore dei precari, controlli sui titoli, introduzione di meccanismi premiali e del principio dei costi standard. Ecco tutto quello che la Lega ha fatto e nessuno vi dirà.

ALBI REGIONALI DEGLI INSEGNANTI. Gli Albi regionali degli insegnanti, madre di tutte le battaglie del Carroccio sulla scuola, sono sul tavolo di Francesco Profumo, nuovo ministro dell’Istruzione. Non sappiamo come andrà a finire. Di buono c’è che per la prima volta su un progetto leghista di questo tipo non c’è il veto dei sindacati, a conferma che forse ormai pure loro cominciano a rendersiconto dei danni causati dal centralismo anche in questo settore. Per la Lega Nord il 2011 è stato un anno di battaglie, con ladis cesa in campo addirittura del Quirinale, per fermare un nostro provvedimento sul congelamento delle graduatorie degli insegnanti (in attesa della riforma del reclutamento) pur approvato al Senato dopo il via libera della commissione Affari Costituzionali. Noi però non ci siamo arresi. Non era accettabile rinunciare ad avere docenti del nostro territorio per colpa dei super-punteggi (tutti da verificare) di chi proviene da certe zone. Dovevamo inventarci qualcosa per salvare il maggior numero possibile degli insegnanti ai quali nel 2007, con la trasformazione delle graduatorie da permanenti a esaurimento (in vista della riforma del reclutamento), era stato chiesto di fare una scelta territoriale definitiva. Scelta che negli ultimi anni ha garantito un minimo di stabilità lavorativa a loro e una pur relativa continuità didattica agli studenti. Con la riapertura della graduatorie in presenza di un’accentuata disomogeneità nei punteggi, questi docenti si sono trovati con la loro situazione rimessa in discussione e il rischio concreto di restare a piedi. Abbiamo quindi elaborato cinque proposte, quattro delle quali entrate nel testo originale del decreto sullo sviluppo; mentre quella più a rischio contestazione (il bonus per la permanenza nella stessa provincia) l’avevamo predisposta per la fase emendativa, cercando di accentrarvi tutta l’attenzione mediatica possibile, un po’ puntando sull’“effetto annuncio” (al di là del fatto che passasse o meno), un po’ per garantire un percorso “tranquillo” agli altri interventi, che infatti sono usciti dall’esame del Parlamento praticamente indenni.
PROVVEDIMENTI PER I DOCENTI PRECARI. Innanzitutto l’articolo 9, comma 20, il quale dispone che a decorrere dall’anno scolastico 2011/2012 l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, per la valutazione dei nuovi titoli conseguiti, è effettuato ogni 3 anni e con possibilità di trasferimento in un’unica provincia. In precedenza la legge 143 del 2004 dava la possibilità di aggiornare i punteggi e di chiedere il trasferimento in altra provincia ogni 2 anni. C’è quindi un rallentamento degli spostamenti interprovinciali (la scelta è maggiormente ponderata) e per almeno 3 anni non si corre il rischio di essere scavalcati da chi viene da fuori. L’articolo 9, comma 21, stabiliscei noltre che il trasferimento di coloro che vengono immessi in ruolo può essere richiesto solo dopo 5 anni di servizio effettivo e non dopo 3 anni, come consentito dall’articolo 1, comma 1, della legge 3 maggio 1999, n. 124. Con questa misura si punta a contenere il fenomeno di coloro che si spostano da una provincia ad un’altra, alla semplice ricerca della nomina in relazione all’alto punteggio posseduto, attivandosi appena centrato il risultato per riavvicinarsi al territorio d’origine, con gli scompensi facilmente immaginabili per la qualità del servizio. Pure l’assegnazione provvisoria, una volta ottenuta la nomina in ruolo, ora si può chiedere solo dopo 5 anni, a differenza di quanto previsto dall’articolo 475 del testo unico delle leggi sulla scuola, che consentiva di presentare la domanda già dopo il primo anno di servizio. Un espediente per spostarsi con facilità da una provincia all’altra, puntando ovviamente al proprio territorio.
L’articolo 9, comma 17, infine ha previsto “la retrodatazione giuridica dall’anno scolastico 2010-2011 di quota parte delle assunzioni di personale docente e Ata sulla base dei posti vacanti e disponibili relativi al medesimo anno scolastico 2010-2011”. Obiettivo: l’immissione in ruolo di un contingente di docenti attingendo dalle liste dell’anno scolastico 2010/2011, per non aggiungere al dann della riapertura delle graduatorie anche la beffa della stabilizzazione soffiata da chi dispone di punteggi particolarmente elevati (questione tutta da approfondire, visto che in certe aree pare ne siano in possesso anche docenti relativamente giovani) a coloro ai quali lo Stato (ricordiamocelo: lo Stato) ha chiesto di fare una precisa scelta di vita impegnandosi a sviluppare la propria attività professionale in un certo territorio.
EFFETTO DETERRENTE. Rispetto ai numeri terrificanti che giravano la scorsa primavera, possiamo dire che un po’ di posti di lavoro dei nostri precari li abbiamo salvati. Dai dialoghi tra insegnanti nei blog, sembra di capire che il deterrente più efficace sia stato l’obbligo dei 5 anni di servizio effettivo nello stesso posto una volta di ruolo, oltre alla “paura” del bonus (40 punti in più per la permanenza nella stessa graduatoria). Del resto non è rimettendo gli insegnanti delle graduatorie ad esaurimento in concorrenza tra loro che si risolvono i problemi: si toglie semplicemente il lavoro a qualcuno per assegnarload altri, con tutti gli sconquassi che ne derivano.
BONUS PERMANENZA, NESSUNA INCOSTITUZIONALITÀ. Qualcuno non sa, o fa finta di non sapere, che un meccanismo premiale sulla permanenza esiste già per gli insegnanti titolari, utilizzato peraltro anche da alcuni di quegli stessi rappresentanti dell’opposizione che accusano la nostra proposta di essere incostituzionale. Si trattava solo di estenderlo ai precari. Per essere chiari il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo prevede per i trasferimenti a domanda dei docenti un punteggio aggiuntivo come segue: 6 punti per il servizio prestato continuativamente nella stessa scuola negli ultimi tre anni; 2 punti per ogni ulteriore anno di servizio entro il quinquennio; 3 punti per ogni ulteriore anno di servizio oltre il quinquennio; 10 punti una tantum per coloro che per un triennio (dal 2000/2001 al 2007/2008) non si sono trasferiti in altra scuola. È stato fatto il paragone con i punti bocciati di Trento. Bocciatura però giustificata dal fatto che a Trento si andava a premiare il servizio in loco, generando disparità di trattamento rispetto alle altre province. Il bonus di permanenza allargato ai precari avrebbe invece garantito lo stesso trattamento sull’intero territorio nazionale.
CONTROLLI SUI TITOLI. Le liste degli insegnanti che hanno ottenuto l’incarico potrebbero ancora subire modifiche anche pesanti. La regola (concordata ad agosto) che per le assunzioni in ruolo dei docenti prevede l’acquisizio - ne in originale di tutti i titoli che fanno punteggio pena la cancellazione dalle graduatorie, è entrata in vigore anche per i contratti annuali. Finisce così la “pacchia” delle autocertificazioni con cui qualcuno dichiarava di tutto e di più, fino a raggiungere punteggi stratosferici, portando via il posto a chi ne ha diritto. Cosa cambia in sostanza? Da tempo responsabile delle irregolarità era solo l’insegnante firmatario dell’auto-certificazione: nessuno poi si preoccupava di controllare. Grazie alle circolari concordate con il direttore generale del personale scolastico, la struttura diventa corresponsabile. Agli uffici conviene quindi effettuare tutti i controlli per evitare guai. L’idea è nata dalle segnalazioni degli insegnanti romani… Parrà strano che si siano rivolti alla Lega Nord, ma erano disperati per le migliaia di concorrenti del Sud forniti di super-punteggi, riversatisi nelle graduatorie della Capitale con la riapertura delle liste. Ho fatto presenti al ministero le difficoltà incontrate da questi docenti che, con lo sblocco dei trasferimenti, si sono ritrovati scavalcati e chiedevano di essere agevolati nell’accesso agli atti per individuare eventuali punteggi dubbi dei nuovi arrivati così da poter presentare subito ricorso e salvare il posto. L’intervento ha prodotto una prima circolare trasmessa in data 21/07/2011, che sollecitava gli uffici regionali a mettersi a disposizione degli insegnanti contro interessati.
Un secondo intervento concordato con il ministero ha affermato l’obbligo, entro tre giorni dalla stipula del contratto di lavoro a tempo indeterminato dei docenti, dell’acquisizione da parte dell’ufficio scolastico territoriale  di “tutta la documentazione (in originale o copia conforme all’originale) in virtù della quale è stato attribuito l’attuale punteggio in graduatoria”. Intervento, come detto, ora replicato anche per i contratti annuali. D’ora in poi la conferma del contratto per tutti i tipi di assunzione sarà legata alla rispondenza dei titoli dichiarati con quelli posseduti.
MECCANISMI PREMIALI RIFORMA UNIVERSITÀ. I meccanismi premiali che abbiamo inserito nella riforma dell’università stanno limitando i danni dei tagli conseguenti alla crisi economica almeno per le strutture virtuose come sono quasi tutte quelle padane (rispetto all’altro anno il fondo di finanziamento per il sistema universitario è “dimagrito” del 3,3%). Siamo comunque solo a metà dell’opera. L’obiettivo è infatti di riportare il segno più nei finanziamenti delle università efficienti, una volta abbandonato il discutibile “calmiere” in base al quale nessun ateneo può ricevere più dell’anno passato, a prescindere dalla pagella ottenuta, e le risorse liberate per questa via vanno obbligatoriamente a sostenere la clausola di salvaguardia con cui si chiude la strada a perdite superiori al 5,75% delle strutture meno virtuose. I nostri interventi svilupperanno i loro effetti progressivamente.
Grazie a un articolo, per far approvare il quale abbiamo messo in campo tutta la forza del Carroccio, la quota premiale (ora al 12%) è destinata a crescere ogni anno tra lo 0,5 e il 2% del fondo. Puntiamo ad arrivare ad almeno un terzo delle risorse assegnato su criteri di merito, come nei Paesi più avanzati.
ATTUAZIONE COSTI STANDARD PER STUDENTE. Abbiamo segnalato al ministro l’urgenza di rendere operativo quello che per noi è un punto fondamentale della riforma universitaria: il costo standard per studente chiuderà una volta per tutte il vergognoso periodo della spesa “storica” per cui chi più ha speso in passato più ha continuato a prendere. Per individuare il fabbisogno standard si farà riferimento a tre voci: costo della didattica, in termini di dotazione di personale docente e ricercatore destinato alla formazione dello studente; costo dei servizi didattici, organizzativi e strumentali, compresa la dotazione di personale tecnico amministrativo; costo relativo alla dotazione infrastrutturale, di funzionamento e di gestione delle strutture didattiche, di ricerca e di servizio dei diversi ambiti disciplinari. Rimane da definire solo la quota di fondo ordinario da assegnare all’operazione…

da un articolo di Mario Pittoni su LaPadania