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Giù dal Carroccio chi vuol cacciarmi

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Finisce tra baci e abbracci, con l'annuncio fatto da Umberto Bossi che i congressi si terranno presto, il "Maroni Day" di ieri sera a Varese: la guest Star, però è stato lo stesso senatur che a sorpresa si è materializzato sul palco con Roberto Calderoli affiancando l'ex ministro dell'Interno. Questi, facendosi forza della presenza del capo, ha rilanciato le proprie accuse contro le malelingue della Lega che lo ostracizzano nel partito: "Forse qualcuno vuole cacciarmi dalla Lega? Forse dovrebbe essere cacciato lui dalla Lega!", ha alzato la voce Maroni incassando un'ovazione dalla platea del teatro Apollonio di Varese. Lo sfogo è andato avanti: "Io sono un po' stufo di subire processi sommari quotidianamente, ma la presenza qui di Umberto Bossi è la dimostrazione che questa cosa brutta nei miei confronti non è venuta da lui ma da qualcun altro. Umberto per me è più di un fratello maggiore". E il senatur, per parte sua, ha confermato.
Facendo anche autocritica: "A volte sbaglio ma so distinguere il giusto dall'ingiusto", e "anche se la gente parla troppo, non è facile convincermi facilmente". E così, se da un lato va in scena la riappacificazione, dietro le quinte è in corso la resa dei conti maroniani-cerchisti e chi ne farà subito le spese, par di capire anche dalle parole di Bossi, potrebbe essere il capogruppo Marco Reguzzoni, molto attivo, ancora oggi, a tracciare distanze tra le due fazioni leghiste.
Varese, insomma, segna, a meno quattro giorni dalla manifestazione di piazza Duomo, un'inaspettata svolta nella Lega che, fino a poche ore fa, rischiava una "secessione dei padani".
Roberto Maroni, che i suoi continuano a incoronare come il futuro segretario della Lega, non ha mai smesso di giurare che non sarà lui ad "accoltellare Umberto Bossi: io non sono un Bruto - ha detto nel pomeriggio - e a lui sono legato da una profonda amicizia". Una vicinanza che ribadisce poi dal palco non senza avvertire più di una volta di essere però stufo dei continui attacchi personali che gli vengono dall'interno. E se Varese, capitale del "leghismo", doveva essere un "test" di piazza per verificare gli umori della gente e inviare un segnale forte ai "cerchisti", meglio, per Maroni, non poteva andare: messaggio consegnato e cerchio magico ridimensionato (e congressi alle porte). Che l'aria fosse quella, molto probabilmente, il capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, lo aveva capito quando, rischiando l'incarico, aveva rimesso strategicamente la decisione nelle mani del 'capo'. Ma che la tensione tra i due schieramenti padani non sia del tutto passata lo dimostra la sfida continua che li vede protagonisti. Ancora oggi a Montecitorio maroniani e i cerchisti si sono scambiati accuse sulla raccolta di firme per la mozione di sfiducia al ministro Passera. Con i primi che negano averla mai firmata e i bossiani che considerano l'adesione prassi di gruppo. Ma i guai interni non si registrano solo a Roma. Il maroniano sindaco di Verona, Flavio Tosi, evoca per tutto il giorno le dimissioni di Reguzzoni; la deputata Paola Goisis, bossiana e veneta, gli replica tirando in ballo la sorella di Tosi che è capogruppo in consiglio comunale a Verona. Tocca poi al deputato Giovanni Fava che a sua volta invoca le dimissioni del capogruppo alla Camera...

da un articolo di Teodoro Fulgione sul l'AltroQuotidiano.it