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Massacrano solo il Nord (LegaNord Flash n. 77)

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Colpita l’economia sana

Tassati per dare soldi al Sud
Le nuove tasse sulla prima casa, previste dalla manovra di Mario Monti, porteranno a Roma svariati miliardi. Più di due terzi delle imposte sulle abitazioni graveranno sulle regioni padane. E sono destinate a gonfiarsi esponenzialmente con la revisione degli estimi catastali, a fronte di un Meridione dove si parla di 2 milioni di immobili inesistenti per il fisco.
C’è poi l’Iva - destinata a crescere di 2 punti - in carico per il 75% alla Padania, a causa del tasso di infedeltà fiscale che notoriamente sale vertiginosamente mano a mano che scende la latitudine. Sono infine al Nord tre quarti delle pensioni di anzianità (spesso straguadagnate con 40 anni di lavoro) destinate a slittare oltre misura.
In  sostanza il Governo, anziché accelerare - forte dei suoi numeri - la riforma federalista per abbattere gli sprechi storici del Sud, si avventa sulla parte più produttiva: lavoratori, piccole-medie imprese e artigiani del Nord.
Diktat europei
«Si sta partorendo un mostro che non genererà né democrazia, né stabilità, né vantaggi economici per tutti... Le leggi finanziarie degli Stati si ridurranno a un semplice fax inviato da Bruxelles, dal Consiglio d’Europa, terminale delle cento grandi famiglie europee... All’Italia resterà solo la leva fiscale e i quattrini dovrà toglierli maledettamente e subito  dalle  tasche dei cittadini, evidentemente aumentando la pressione fiscale».
Vedeva lontano Umberto Bossi nel 1998, quando pronunciò queste parole. Attenzione però: sottrarre ancora risorse alla Padania (invece che attuare il federalismo, unico concreto strumento blocca sprechi), riducendo ulteriormente i suoi margini d’investimento, vuol dire spegnere la locomotiva del Paese.
Paragone Grecia-Italia
Il capo del Governo sarà pure un professore della Bocconi, ma nella comunicazione verso i mercati finanziari e gli speculatori si è mosso da dilettante, allarmando i mercati anziché rassicurarli.
C’era bisogno di  paragonare la  Penisola alla Grecia, per  giustificare la  sua azione? Un qualsiasi imprenditore o uomo d’affari avrebbe saputo vendere meglio il prestigio del Paese, sapendo che poi dovrà chiedere la sottoscrizione di titoli di Stato.
Dove vanno i nostri soldi
Un esempio di dove finiscono i soldi dei cittadini padani. Secondo dati dell’osservatorio sulle pensioni dell’Inps, in provincia di Napoli una pensione su 3 è versata a un invalido (per la cronaca, nell’ultimo anno 36.000 pensioni di invalidità - ossia il  20% del totale - sono state revocate per truffa). In Campania su 6 milioni di residenti l’Inps registra 500.000 inabili al lavoro: 1/8 di tutti gli invalidi del Paese. 11 persone su 100 incassano l’assegno di povertà o inabilità e solo 8 su 100 sono le pensioni di anzianità erogate a seguito del versamento dei contributi. L’Inps  spende  432 milioni al mese per 504.000 pensioni di vecchiaia e 229 milioni per quelle di invalidità, oltre a 137 milioni per i 277.000 coniugi che hanno diritto alla reversibilità.
Per l’Inps il costo sociale delle pensioni in Campania è di 845.625.000 euro al mese: 10 miliardi di euro l’anno. Una fetta consistente della manovra Monti!
Meno tasse. Agli immigrati
In Europa c’è una generale tendenza all’introduzione di contributi a carico degli immigrati (specie per finanziare i rimpatri). Ad esempio nel Regno Unito l’anno scorso la tariffa del permesso di soggiorno era di 972 sterline.
Nel nostro Paese il Governo precedente ha previsto un’imposta modesta oscillante tra gli 80 e i 200 euro, considerata però eccessiva dall’esecutivo Monti (pronto invece a spremere gli autoctoni), che ne ha annunciato la riduzione.
Concorrenza fra banche
Si dice che i prezzi di taxi e medicinali siano elevati per le chiusure corporative delle categorie interessate. Fatichiamo però a credere che la loro liberalizzazione, insieme a quella decisa per gli orari dei negozi, comporterà effetti positivi tangibili sulla situazione economica generale.
Stupisce invece che il Governo non punti il dito sul mercato del credito, sulla concorrenza fra banche assolutamente inesistente: di fatto un oligopolio, interessato più al lucro finanziario (che fine hanno fatto i 116 miliardi della Bce prestati alle  nostre banche con l’interesse dell’1%?) che al sostegno delle attività produttive.
Federalismo? Non c’è fretta
Pure sul federalismo - chissà perché? - Monti non mostra fretta. In nome dell’uniformità, da sempre c’è in Italia la tendenza a bloccare lo sviluppo delle Regioni più efficienti, creando danno per l’intero Paese.
Eppure la logica della differenziazione è prevista in  Costituzione e il Federalismo fiscale è ormai legge dello Stato. È questa la grande riforma strutturale che può generare risparmi e virtuosità a vantaggio di tutti.

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